C'è Spazio | A caccia di Comete
162
post-template-default,single,single-post,postid-162,single-format-standard,qode-quick-links-1.0,ajax_fade,page_not_loaded,qode-page-loading-effect-enabled,boxed,,qode_grid_1300,qode-theme-ver-11.2,qode-theme-bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-5.2.1,vc_responsive

A caccia di Comete

Puntata del 6 Ottobre 2016

Puntata del 6 ottobre 2016
[IT]
Se pensiamo ai fossili, immaginiamo i resti di una creatura vissuta sulla Terra migliaia e migliaia di anni fa. Eppure sapevate che anche le comete sono considerate dei veri e propri fossili spaziali? In questa prima puntata spiegheremo cosa è una cometa e perché è così importante negli studi astronomici. Parleremo della missione Rosetta che negli ultimi due anni ha attirato l’attenzione di tutto il mondo, e che si è conclusa proprio pochi giorni fa. A raccontarci del viaggio della sonda Rosetta, direttamente i suoi protagonisti: ovvero chi ha progettato, costruito e guidato la missione atterrata sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. 

[EN]
“Hunting for comets”
In this first episode we learn more about the comets and Rosetta Mission. We explain how the Solar System is done, what is a comet and why it is so important in astronomical studies. We will show also the Rosetta Cartoon, to tell the story and the importance of the Mission.

 GLI OSPITI E GLI APPROFONDIMENTI 

In studio con noi Andrea Accomazzo, Capo Divisione Operazioni Interplanetarie Esa; Paolo Ferri, Capo Dipartimento Operazioni Esa e Amalia Ercoli Finzi, prima donna ingegnere aereospaziale in Italia, uno dei massimi esperti al mondo in materia, consulente dell’ESA e responsabile per l’ASI di uno degli strumenti a bordo della sonda.

“Quando ho iniziato a studiare al Politecnico di Milano – racconta la Ercoli Finzi, con un certo orgoglio – la Facoltà di Ingegneria aerospaziale non esisteva neanche, c’era solo quella di ingegneria aeronautica”. E ancora in studio Mario Salatti, responsabile per l’ASI progetto Lander Philae, e Fabrizio Capaccioni, direttore dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali di Roma.

E infine il nostro ospite speciale, in studio con noi per tutte le puntate: il divulgatore scientifico e youtuber Adrian Fartade.

 

E ora partiamo per andare “A caccia di comete”, ma prima di studiare uno dei corpi celesti più affascinanti dell’Universo cerchiamo di capire qualcosa in più sul sistema solare: quella  parte di universo, più vicina a noi che è un po’ come il giardino di casa nostra.

 

Da dove vengono le comete che attraversano il nostro sistema solare? Una delle ipotesi più accreditate secondo gli scienziati è la nube di Oort.

Nube di Oort

Nube di Oort

La nube di Oort è un’ipotetica nube sferica, dalla quale si presume provengano le comete, si trova ai confini del nostro sistema, talmente lontano che è invisibile anche al più potente dei telescopi terrestri.

3-cometa-halley-giotto

Cometa di Halley

 

“Viene dal freddo, il sole la fa innamorare, la trascina verso di sé… è una storia d’amore” Amalia Ercoli Finzi ci racconta la poesia delle comete: ma come sono fatte le comete e perché sono così importanti? Sono dei corpi celesti simili ad asteroidi formati principalmente da ghiaccio, il loro nucleo è la parte più interessante, ma non è osservabile da terra. Per questo sono diventate oggetto di attenzione da parte di astronomi e scienziati.

Il 13 marzo 1986, Giotto si avvicina a 596 chilometri di distanza dal nucleo della cometa

Il 13 marzo 1986, Giotto si avvicina a 596 chilometri di distanza dal nucleo della cometa

Perché le comete sono così importanti? Perché le consideriamo dei veri e propri fossili spaziali? Lo spiega Mario Salatti: “Le comete sono fondamentali perché sono rimaste invariate sin da quando si sono formate e non hanno mai interagito con altri corpi”. In pratica le comete mantengono inalterato al loro interno il materiale di cui era fatta la nube primordiale da cui poi è nato il sistema solare. Potrebbero quindi contenere i “mattoni della vita”?

Sapevate che la caratteristica coda delle comete contiene tantissima polvere? E che questa polvere riesce ad arrivare persino sulla Terra? Il nostro ospite speciale, il divulgatore e youtuber, Adrian Fartade ci ha spiegato come è possibile.

 

5-stele-di-rosettaIl 2 marzo del 2004 è stata lanciata in orbita la sonda Rosetta, il cui nome prende spunto dalla nota stele ritrovata nel 1799, indispensabile per decifrare i geroglifici egiziani: allo stesso modo la sonda avrebbe dovuto dare agli scienziati gli strumenti per “decifrare” la storia del sistema solare.

Andrea Accomazzo e Paolo Ferri hanno guidato la sonda Rosetta che fino al 30 settembre ha orbitato intorno alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.

Leggi sul blog la storia della missione Rosetta

 

Però non bastava orbitare intorno la cometa e osservarla da vicino, gli scienziati volevano atterrarci sopra e prelevare campioni della materia. Così è stato creato un piccolo lander, chiamato Philae, che ha viaggiato in compagnia di Rosetta fino a raggiungere la cometa, poi una volta individuato il sito di atterraggio, è stato sganciato ed è atterrato a una velocità di 3 m/s sul corpo celeste.

Il “touch down” di Philae, dal sito ESA

8-lander-philae

Il Lander Philae

 

10-lander-trapano

Il trapano SD2 è un vero e proprio gioiello: è dotato di una punta di diamante, lenti di zaffiro e fornetti di platino.

Amalia Ercoli Finzi è il principal investigator del trapano SD2, uno degli strumenti più importanti a bordo del lander Philae, il trapano infatti avrebbe dovuto scavare e raccogliere del materiale cometario per studiarlo.

Dopo aver mandato i primi segnali Philae ha esaurito la sua carica e si è messo a riposo. Ma dopo 7 mesi di silenzio il piccolo lander si è risvegliato e ha iniziato a inviare altri dati sulla terra.

Il risveglio del lander Philae, dal sito ESA

Lo sapevate che Rosetta e Philae hanno anche un account Twitter? Con oltre 900mila follower in totale, Rosetta e Philae hanno comunicato per tutta la durata della loro missione anche attraverso i social network.

“Un esperimento di successo, i due profili Twitter sono riusciti a far dimenticare agli appassionati di astronomia e a tutti quelli che hanno seguito la storia di Rosetta, che si trattava di una missione robotica”,  ha spiegato il nostro ospite speciale Adrian Fartade. Grazie all’interazione attraverso i social media, ai loro tweet, a una vera e propria personificazione delle sonde,  Philae e Rosetta sono stati in grado di stabilire una fortissima empatia con tutti quelli che li seguivano, come se fossero due amici lontani protagonisti di un’incredibile avventura.

Il profilo twitter di Philae: https://twitter.com/Philae2014

Il profilo twitter di Rosetta: https://twitter.com/ESA_Rosetta

Cosa abbiamo scoperto di nuovo sulle comete grazie a questa missione? “Tra i tanti dati uno era davvero inaspettato – spiega Capaccioni – Abbiamo scoperto che sulle comete c’è molta meno acqua di quel che si pensava: sembra che ci sia una quantità di acqua pari soltanto al 20% nel complesso della composizione”.

Di Philae si erano perse le tracce: fino a qualche settimana fa Rosetta non riusciva più a individuarlo.11

“L’abbiamo cercato a lungo – ha raccontato Andrea Accomazzo – non ci speravamo più, ma alla fine siamo riusciti a localizzarlo di nuovo”.

Il 30 settembre Rosetta ha raggiunto Philae sulla cometa grazie a un atterraggio controllato. #RosettaGrandFinale, l’hashtag per questa avventura iniziata nel 2004. Paolo Ferri: “La fine di una missione è sempre molto triste. Ma la fine di questa missione è stata veramente gloriosa”.

mission-complete

Rosetta “Grandfinale” dal sito ESA

Il racconto della fine della missione in un servizio del TG2000

Tutta la missione è stata accompagnata dalla creazione, in progress, di una serie di brevi cartoni animati che in maniera semplice e didattica hanno spiegato cosa accadeva a Rosetta e Philae. L’antropomorfizzazione dei robot ha fatto appassionare alla storia della missione migliaia e migliaia di persone (si contano oltre 2 milioni di visualizzazioni totali su YouTube) e come ogni favola che si rispetti ogni episodio inizia con il classico “Once upon a time…”