C'è Spazio | Dalla Terra a Marte
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Dalla Terra a Marte

Puntata del 13 ottobre 2016

[EN]
“From Earth to Mars”
In this episode, which title is “From Earth to Mars” we explain how the Solar System operates and the space exploration. We will depart from automatic exploration then we will talk about the moon landing and generally about human space missions and, at last, about the mission Exomars.

[IT]
Osservare non basta. Noi siamo esploratori. È dalla metà del secolo scorso che inviamo sonde e satelliti nello spazio. In questa puntata parleremo proprio dell’esplorazione spaziale, racconteremo la prima missione dell’Uomo sulla Luna e la storia dell’esplorazione automatica. Dallo Sputnik del 1957 alla missione Exomars che nel 2016 conquisterà il Pianeta Rosso.

Gli ospiti e approfondisci

In studio con noi per questa seconda puntata di “C’è Spazio” l’astronauta Umberto Guidoni, che nello spazio ci è andato più di una volta, e poi Enrico Flamini, Coordinatore Scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Orosei, docente di astrobiologia all’Università di Bologna e Giancarlo Genta, Docente di Meccanica Aerospaziale Politecnico di Torino.

Fino ad oggi l’esplorazione umana si è limitata al nostro sistema solare, cerchiamo di capire qualcosa di più sulle sue origini e soprattutto su quale potrebbe essere la sua evoluzione.

Roberto Orosei ci ha spiegato qualcosa in più sulla nostra stella, il sole, attorno a cui tutto ruota e tutto gira: «Il sole è ciò che ci mantiene vivi. È una stella, che seppure enorme, è in realtà una stella nana e dobbiamo essere grati per questo, le stelle più grandi infatti esplodendo prima, avendo quindi una vita più breve, non avrebbero permesso il sorgere della vita sulla terra

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La struttura interna del Sole

 

Abbiamo visto che nel sistema solare ci sono otto pianeti, quattro pianeti interni rocciosi e quattro giganti gassosi e il piccolo Plutone, declassato nel 2006 a pianeta nano

E il 12 ottobre 2016 è stata annunciata la scoperta del sesto pianeta nano del sistema solare: 2014UZ224, scoperto dall’astrofisico David Gerdes, dell’Università del Michigan, è un sasso spaziale del diametro di 530 chilometri e si trova alle spalle di Plutone.

Cosa vuol dire la parola pianeta? Ce lo spiega il professor Massimo Arcangeli con la sua rubrica settimanale “Le parole dello Spazio

«Dopo le stelle i pianeti sono la prima cosa che l’uomo ha notato alzando lo sguardo verso l’alto – spiega Enrico Flamini – e li ha notati perché si è accorto che i pianeti si trovavano in posizioni diverse, si spostavano, non erano sempre nello stesso posto e così ha iniziato a osservarli».

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Da sinistra: Mercurio, Venere, la Terra con la Luna, Marte (i quattro pianeti interni rocciosi), Giove, Saturno, Urano e Nettuno (i giganti gassosi), Plutone, Haumea, Makemake, Eris (i pianeti nani)

Ma il sistema solare ha dei confini? Dove finisce? Ce lo spiega il nostro ospite speciale Adrian Fartade lanciando una piccola provocazione all’astronauta Umberto Guidoni

«Tecnicamente è vero – spiega Umberto Guidoni – che l’atmosfera terrestre non ha un confine: non c’è un punto dove finisce. È anche vero però che, superando la distanza di 80 km dalla terra, la densità cala talmente tanto che di fatto ti trovi nel vuoto. Per ottenere sulla terra lo stesso vuoto che c’è nello spazio ci vorrebbe un gigantesco aspiratore di aria… Quando si è nello spazio, la terra di notte, quando il sole tramonta, è avvolta da una cornice azzurra  che la illumina. Uno spettacolo bellissimo da vedere e questa sottile cornice altro non è che il cielo».

La terra vista dalla ISS, una foto scattata dal Comandante Jeff Williams della Nasa il 6 settembre 2016 il giorno prima del termine della sua missione, la Expedition 48. Williams ha anche battuto il record di permanenza nello spazio (534 giorni totali in orbita), superando il suo connazionale Scott Kelly (http://www.nasa.gov/feature/jeff-williams-racks-up-new-time-in-space-record)

La terra vista dalla ISS, una foto scattata dal Comandante Jeff Williams della Nasa il 6 settembre 2016 il giorno prima del termine della sua missione, la Expedition 48. Williams ha anche battuto il record di permanenza nello spazio (534 giorni totali in orbita), superando il suo connazionale Scott Kelly

Uno dei mezzi di trasporto più innovativi per andare nello spazio è stato lo Space Shuttle, un sistema di lancio messo a punto dalla NASA nel 1981, la sua ultima missione risale al 2011 con 135 lanci all’attivo. Una della sue caratteristiche era la capacità di decollare in verticale come un razzo e di atterrare come un aereo, decisamente più comodo delle capsule russe Soyuz.

Umberto Guidoni nella sua carriera da astronauta ha volato anche su uno shuttle, per due volte: la prima nel 1996 per condurre degli esperimenti elettrodinamici con il Satellite Tethered, la seconda nel 2001 a bordo dello Shuttle Endeavour, per uno dei voli di assemblaggio della Stazione Spaziale Internazionale.

Umberto Guidoni il primo europeo a salire a bordo della ISS

Come ha sottolineato Guidoni, la tecnologia che caratterizza lo shuttle non è stata mai superata, ma gli sforzi e gli studi necessari per costruire altri mezzi come questi, ha spiegato Giancarlo Genta, sono enormi. «Basti pensare – continua Genta – che le temperature altissime che si raggiungono nelle camere di combustione hanno richiesto lo sviluppo di nuovi materiali. Se vogliamo andare oltre le orbite, sempre più lontano verso i punti di Lagrange o verso gli asteroidi o ancora verso Marte, dobbiamo sviluppare sistemi fortemente innovativi. Anche lo shuttle con la sua propulsione chimica non basta. Con questo tipo di tecnologia possiamo arrivare e atterrare sulla luna ma non andare oltre. Possiamo anche arrivare su Marte ma per una missione rapida e soprattutto non ripetibile».

1997 Mars Pathfinder sulla superficie del Pianeta Rosso. Sojourner, il piccolo rover, per diverse settimane ha solcato molto lentamente il suolo marziano raccogliendo campioni di roccia.

1997 Mars Pathfinder sulla superficie del Pianeta Rosso. Sojourner, il piccolo rover, per diverse settimane ha solcato molto lentamente il suolo marziano raccogliendo campioni di roccia.

La storia dell’esplorazione di Marte

Le sonde che inviamo nello spazio dal 1957 (l’anno del lancio dello Sputnik) sono talmente tante che è quasi impossibile tenerne il conto. Ma esiste un modo per tenerci in contatto con loro, non è necessario andare in un osservatorio o in qualche grande centro studi, sono a portata di click: http://deepspace.jpl.nasa.gov/

Il Deep Space Network è una rete interplanetaria che mette in comunicazione i satelliti con la terra

Il Deep Space Network è una rete interplanetaria che mette in comunicazione i satelliti con la terra

Dopo l’esplorazione automatica e prima di quella umana, prima di Gagarin, anche gli animali hanno avuto il loro quarto d’ora di celebrità e sono stati protagonisti della corsa allo spazio. Tutti ricordano la storia di Laika: la cagnolina trovata per le strade di Mosca, metà Husky e metà Terrier, fu il primo essere vivente ad andare nello spazio. Forse però, non tutti sanno che la sua è una storia per niente gloriosa: Laika morì infatti poche ore dopo il lancio al termine di un lunga agonia.

Nel 1998 una nuova sfida: la costruzione di una Stazione Spaziale Internazionale, un avamposto per la colonizzazione dello Spazio e un laboratorio di altissima tecnologia. Umberto Guidoni, nel 2001, è stato il primo astronauta europeo a soggiornarvi.

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La Stazione spaziale internazionale nasce dalla collaborazione tra cinque diverse agenzie spaziali: la statunitense NASA, la russa RKA, l’europea ESA (con tutte le agenzie spaziali correlate), la giapponese JAXA e la canadese CSA

«Costruire per lo spazio è un lavoro di squadra. – afferma Flamini – Realizzare uno strumento richiede l’inventiva dello scienziato, la capacità di tradurre l’immaginazione in uno strumento, ovvero il lavoro degli ingegneri, la capacità di qualcuno che immagina come provarlo a terra, ricreando le condizioni che troverà nello spazio, e infine il controllo della qualità di chi deve assicurarsi che tutto funzioni alla perfezione».

Uno scatto in un laboratorio dell’ESA

Uno scatto in un laboratorio dell’ESA

Il 19 ottobre il lander Schiaparelli della missione Exomars atterrerà su Marte: sarà la prima volta dell’Europa sul pianeta rosso.

«Il lander non ha autonomia per durare a lungo – ha spiegato Orosei – ma ci farà capire qualcosa di più di come “funziona” Marte adesso, che clima c’è, e sarà importante anche per studiare l’evoluzione e la storia del pianeta».

Il 14 marzo 2016, alle prime ore dell’alba, dal cosmodromo di Bàikonu è stato lanciato il vettore Proton-M con a bordo il lander Schiaparelli. Il servizio del TG2000: