C'è Spazio | Nello Spazio per la terra
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Nello Spazio per la terra

Puntata del 27 ottobre 2016

[EN]

“From Space to Earth”

In this episode we will explain how the ISS is done and how it works, we will explain that the ISS is a laboratory and we will talk about the experiments done until now and about the experiments that Paolo Nespoli will do during his next mission. Luca Parmitano will talk about his experience onboard the ISS and about his accident in the space. At last we will talk about spinoff-objects, that is technologies that are benefiting life on Earth in the form of commercial products.

[IT]

La più grande opera di ingegneria costruita dall’uomo fuori dalla Terra, ma per la Terra: la ISS è un enorme laboratorio di ricerca costruito nello spazio con l’obiettivo di portare grandi benefici a noi terrestri

Gli ospiti:

Franco Bonacina, portavoce del direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea

Gabriele Mascetti, responsabile dell’Unità Volo Umano e microgravità dell’Agenzia Spaziale Italiana

Tommaso Ghidini Capo della sezione tecnologica e dei materiali dell’Agenzia Spaziale Europea

Luca Parmitano Astronauta Esa,

 

La Stazione Spaziale Internazionale orbita a circa 400 km dalla Terra, è grande come un campo da calcio (o un campo da football americano), ha 16 anni, pesa 7 tonnellate

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footbal

Un progetto nato 20 anni fa, potremmo definirlo l’Enterprise dei nostri giorni (anche se l’Enterprise di Star Trek non era una Stazione, ma un’astronave)

“Abbiamo voluto rispondere positivamente a un invito USA – spiega Franco Bonacina – a fare qualcosa insieme. Con la ISS sono cadute tantissime barriere, non avrei immaginato di trovarmi coinvolto in una operazione così importante di cooperazione internazionale, non avrei mai pensato che lavorando per l’Agenzia Spaziale Europea mi sarei trovato poi a collaborare con americani, russi e giapponesi. La ISS, oltre tutti i grandi progressi tecnologici che sono stati fatti e che ancora si faranno, ci lascerà un’eredità enorme quando nel 2024 il progetto si concluderà: averci insegnato la cooperazione internazionale nello spazio, al di là di tutte le frontiere dei confini”.

“I nostri astronauti da lassù vedono la terra come una cartina fisica, non una cartina politica, non ci sono frontiere, non ci sono stati, siamo tutti sullo stesso vascello. E facciamo migliaia di esperimenti per l’umanità intera.”

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La forza di gravità si fa sentire forte e chiara anche a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, sapevate che fu Leonardo Da Vinci uno dei primi ad utilizzare questo termine?

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Il moto della Stazione Spaziale

“La Stazione Spaziale è probabilmente l’opera tecnologica più complessa mai realizzata dall’uomo. – afferma Gabriele Mascetti – E, a proposito di gravità bisogna spiegare che in termini fisici la Stazione Spaziale è in caduta libera. È come se noi immaginassimo di essere in un ascensore in caduta libera, non sentiremmo l’effetto della gravità, ma comunque la gravità c’è”.

La Stazione Spaziale Internazionale è anche e soprattutto un enorme laboratorio dove testare materiali e tecnologie di vario genere. Ed è essa stessa un grande esperimento, ricordiamo che la ISS è sottoposta a continue situazioni di stress di vario genere, ad esempio quello termico, ha spiegato Tommaso Ghidini,

Un altro elemento davvero innovativo sono le stampanti 3D: “A bordo della ISS ci sono stampanti 3D, che possono essere utilizzate addirittura per riparare in sito la stazione orbitante – spiega Ghidini – senza mandare oggetti da Terra, semplicemente mandando una mail, una sorta di teletrasporto alla Star Trek. Anche l’Agenzia Spaziale Italiana aveva una stampante 3D plastica, così si evita di portare nello Spazio oggetti che magari non saranno utilizzati”.

Tommaso Ghidini parla della stampante 3D al TED

Oltre agli esperimenti legati alle tecnologie possiamo dire che anche gli astronauti sono in un certo senso delle cavie: vengono condotti studi su come si trasforma il corpo, quali sono le reazioni fisiche e psicologiche. In particolare si studiano gli effetti della microgravità: “Ogni astronauta – spiega Luca Parmitano – reagisce in modo molto diverso, è difficile creare una statistica precisa: gli astronauti hanno età diversa, vengono da posti diversi, hanno background diversi, ognuno reagisce in un modo”.

ONE YEAR IN SPACEhttps://www.nasa.gov/1ym

La missione partita a febbraio 2015, One Year in Space è durata il doppio del tempo rispetto alle solite missioni sulla ISS. Come suggerisce il nome infatti, gli astronauti Scott Kelly, Mikhail Kornienko e Gennady Padalka, sono stati infatti per ben 12 mesi a bordo della Stazione Spaziale, la sua lunga durata è servita a studiare le reazioni del corpo e della mente a una lunga permanenza nello Spazio (in vista anche di un viaggio umano su Marte). Ma la missione One Year in Space ha avuto anche un altro segno particolare: Scott ha infatti un gemello, astronauta anch’egli, che, rimanendo sulla Terra, fornirà il controllo perfetto (o quasi) per confrontare gli effetti della microgravità sull’organismo umano.

“Una volta passata la fase adrenalinica dell’ingresso e dell’attracco inizia un momento di calma e il fisico inizia a trasformarsi. Avviene una cosa: l’occhio vede un movimento, l’orecchio ne percepisce un altro e il cervello non capisce quale è il movimento giusto e per questo c’è la sensazione di star male.

Per eliminare questa sensazione il cervello smette di utilizzare le orecchie come sensore dell’equilibrio, in orbita infatti questi canali non funzionano perché hanno bisogno dell’accelerazione di gravità, per cui c’è questo momento di adattamento in cui ci si sente molto confusi. Ricordo – prosegue Parmitano – che appena arrivato in orbita io mi sentivo costantemente appoggiato su un lato, anche se mi spostavo in continuazione, una sensazione che il mio cervello ha dovuto imparare a non utilizzare. È molto simile alla sensazione che proviamo  quando siamo in barca”.

 

La Stazione Spaziale Internazionale dà anche un grandissimo esempio per quel che riguarda il riciclo: sulla ISS infatti si ricicla tutto, un sistema straordinario che utilizza tutta l’acqua di rifiuto, dalle urine al sudore. Tutta l’acqua viene convogliata, riciclata e riutilizzata dopo una decina di giorni. Anche se sembra una cosa terribile l’acqua è molto più sicura, controllata, di quanto non succeda sulla terra. È distillata, qualsiasi elemento vivente viene eliminato.

Chris Hadfield spiega il meccanismo di riciclo per l’acqua potabile sulla ISS

Ma quanto costerà una struttura come la ISS? Non tanto quanto si può immaginare, considerando poi  tutte le ricadute sulla Terra, ce lo spiega nei dettagli il nostro Adrian Fartade.

defibUn altro oggetto importantissimo creato per la ISS è il defibrillatore automatico, un oggetto che salva vite umane, è scienza, tecnologia, distribuita in tutto il mondo. Un oggetto del genere ha prezzo? La ricerca spaziale ha un costo oppure sarebbe più giusto dire che è un investimento visto tutti i benefici che porta sulla Terra?

E sempre a proposito di medicina: Tommaso Ghidini ci ha raccontato che in America, nell’Università del South Carolina, con una stampante 3D è stato “creato” il primo rene umano funzionante, partendo dalle cellule staminali: il rene è esattamente della forma necessaria e poi sa che cosa deve fare, come funzionare. Immaginate l’impatto: sia per gli astronauti che potrebbero partire per missioni di lunga durata sapendo che al loro ritorno potranno eventualmente essere “riparati”, con degli organi “nuovi” e stampati partendo dalle loro cellule staminali, sia per la gente normale, niente più liste d’attesa infinite per un trapianto e soprattutto le case farmaceutiche potrebbero testare i farmaci prima sugli organi stampati artificialmente.

Ma al di là degli esperimenti, della tecnologia, secondo Parmitano ci sono due momenti che ogni astronauta che sale a bordo della ISS non dimenticherà mai: “il primo – spiega l’astronauta Parmitano – è vedere la terra di giorno dove l’uomo sparisce è inesistente e invisibile e la terra vista come un pianeta da un punto di visto geologico: terre, fiumi, laghi oceani. La presenza dell’uomo è insignificante praticamente sparisce.

Di notte invece è tutto l’opposto, la natura si nasconde e appare in maniera  dirompente la presenza dell’uomo che ha creato strutture bellissime: le città e le strade creano una rete interconnessa che sembra quasi un cervello.

Ma la cosa veramente più bella non è quella che vediamo ma quella che non vediamo: dalla ISS  non si vedono i confini. I confini sono una nostra creazione, un retaggio della storia di quando eravamo esseri più brutali e meno controllati e combattevamo per prevaricarci l’uno sull’altro.

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L’Europa è un unico continente bellissimo, una costellazione vista dallo spazio e pensavo a questo salto evolutivo che ci ha permesso di essere uniti tutti insieme su un unico continente. Un senso di pace che non è irraggiungibile ma è una realtà verso cui dobbiamo tendere, per cui dobbiamo lavorare”.

La Terra dalla stazione spaziale internazionale

La Terra di notte vista dalla ISS

 

Il video che abbiamo scelto per chiudere la puntata è stato girato dagli studenti del NASA’s Johnson Space Center: una parodia della hit “Gangnam Style” di Psy