C'è Spazio | Vivere nello Spazio
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Vivere nello Spazio

Puntata del 20 ottobre 2016

[EN]
“Living in Space: aboard the ISS”

In this episode we will talk about the life in the space. We will reconstruct the story of space stations, from the Salut to the ISS and with Luca Parmitano we will talk about the way and the training to become an astronaut and how is the life in the ISS.

[IT]
Puntata monografica: con Luca Parmitano ricostruiremo la storia delle stazioni spaziali, dalla Salyut alla ISS e parleremo di come ci si addestra per diventare astronauta e di come è la vita a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

Luca Parmitano: classe 1976, nato a Paternò in provincia di Catania, È entrato in Aeronautica Militare nel ’95 con il corso Sparviero IV frequentato presso l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. Ha conseguito la laurea in Scienze politiche all’Università Federico II di Napoli nel 1999. Nel 2009 è selezionato come Astronauta dall’ESA, il 28 maggio 2013 è partito con la Sojuz TMA-09M dal Cosmodromo di Baikonur, Kazakistan, in direzione della Stazione Spaziale Internazionale. È stato il primo astronauta europeo ad effettuare una un’attività extraveicolare (EVA) il 9 luglio 2013, con 6 ore e 7 minuti di passeggiata spaziale.

 

play IL VIDEO DELLA PRIMA PASSEGGIATA SPAZIALE DI LUCA PARMITANO

 

“La mia avventura per diventare astronauta – racconta Luca Parmitano – è iniziata nel modo più classico: come un sogno. Negli anni ’70, quando sono nato, tutti i bambini, vedendo i lanci dello shuttle, restavano affascinati dal fatto che esistesse un lavoro come l’Astronauta, che consisteva nell’andare nello spazio”

“Un sogno – continua – che ti sembra talmente lontano e grande che lo metti in un cassetto, credendo che sia impossibile. Io però quel sogno l’ho messo nel cassetto ma ogni tanto andavo a sbirciarlo… ed ora sono qua”

Molto spesso è proprio la fantasia, il sogno, il punto di partenza per moltissime invenzioni. Ad esempio, l’idea di una Stazione Spaziale Internazionale, non si deve, come è facile immaginare o credere, a un ingegnere o uno scienziato, ma ad uno scrittore,  a Edward Everett con il suo racconto “The Brick Moon” datato 1869.

Gli astronauti ci sembrano sempre dei supereroi, dei super uomini, siamo abituati a pensare che l’astronauta non sia un lavoro per tutti, che siano necessarie delle caratteristiche straordinarie, ma Parmitano sostiene invece tutt’altro: “I superuomini non esistono. Anzi, gli astronauti che vengono selezionati oggi sono scelti per delle missioni di lunga durata e hanno caratteristiche che sono tutt’altro che superomistiche: la nostra selezione si basa sull’idea che bisogna avere delle persone che sappiano fare tante cose, senza essere eccellenti in un solo campo. Se fossimo particolarmente dotati in un solo campo forse avremmo delle perdite in un altro: un po’ come un decatleta. Dobbiamo essere in grado di fare tante cose”.

LA MISSIONE VOLARE di Luca Parmitano ASI

Per andare nello spazio esistono due sistemi molto diversi tra loro: lo shuttle, la cui ultima missione risale al 2011 e le capsule russe, Soyuz. “La differenza sostanziale – spiega Parmitano, che ha provato solo le Soyuz e mai lo Shuttle – sta nella dinamicità: la Soyuz è un sistema molto ben collaudato, ha una salita molto confortevole, l’accelerazione in partenza si sente, ma ricordiamo che si passa da 0 a 28mila km/s in 8 minuti, e si prova uno schiacciamento pari a circa 4 volte e mezzo il proprio peso. Ma non ci sono altre vibrazioni ed è abbastanza silenziosa. Un sistema elegante e ben fatto. La partenza dello Space Shuttle invece è estremamente dinamica, moltissime vibrazioni e spinte e accelerazioni molto più impegnative. Il rientro però è tutto l’opposto, è confortevole, si trasforma in un aliante, potremmo confrontarlo con un aereo di linea. La navetta Soyuz invece rientra con varie esplosioni durante la separazione, con l’apertura di vari paracadute”.

4-parmitano

Parmitano nella Soyuz

 

Quando guardiamo le immagini della navicella soyuz durante la fase di decollo, vediamo anche…un peluche. Non è solo un portafortuna o un regalo di un figlio ma è una tradizione russa: è un indicatore di microgravità. Il peluche viene collegato a un filo e nel momento in cui comincia a galleggiare sappiamo  di essere in orbita, che sono passati gli 8’48’’ che ci impiega la Soyuz ad arrivare nello spazio.

8-peluche-olaf

Il piccolo Olaf del cartone Disney “Frozen” galleggia nella Soyuz durante la missione di Samantha Cristoforetti (MISSIONE FUTURA 2014)

 

In questa puntata la rubrica del linguista non poteva che essere dedicata alla parola Astronauta!

https://youtu.be/wEpTTKsKnfM

Microgravità, assenza di gravità, assenza di peso. Quali sono le differenze? Luca Parmitano ci chiarisce tre concetti apparentemente complessi: “l’assenza di gravità è impossibile da generare: la gravità è una forza universale, presente in tutto l’universo ed è una costante sempre presente. La microgravità è la spiegazione dell’assenza di peso: ovvero quando siamo in orbita noi in realtà stiamo cadendo costantemente attorno alla Terra.

La microgravità è la condizione nella quale ci si trova una volta a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, ricreare questa condizione sulla Terra è praticamente impossibile, uno dei pochi metodi che abbiamo a disposizione è il volo parabolico: dura pochissimo, la parabola in cui si simula la microgravità dura circa 22 secondi. Seguiti da una forte accelerazione per recuperare il volo livellato.

Un esempio per chiarire: un volo parabolico è molto simile a quello che succede quando, viaggiando in aereo, incappiamo in una turbolenza e avvertiamo una sensazione di schiacciamento dello stomaco. Chiaramente in quel caso non ci troviamo in microgravità, la microgravità corrisponde a zero G, ma in una situazione di accelerazione negativa.

Un altro modo per prepararsi alla vita sulla Stazione Spaziale è utilizzare le conoscenze di Archimede durante gli allenamenti sott’acqua:

Il principio di Archimede afferma che «ogni corpo immerso parzialmente o completamente in un fluido (liquido o gas) riceve una spinta verticale dal basso verso l’alto, uguale per intensità al peso del volume del fluido spostato».

L’addestramento subacqueo è quanto di più simile ci possa essere sulla Terra all’assenza di gravità, perciò trascorrere del tempo sott’acqua con indosso una tuta spaziale è un esercizio utile per praticare le tecniche di camminata nello spazio. Nonostante il peso della tuta (che astronauta compreso pesa circa 250 kg) in acqua ci si può muovere e avere una libertà di movimento simile a quella che avrà una volta in orbita.

Gli astronauti hanno tantissimi riti e tradizioni da rispettare , uno tra i tanti: firmare la porta della stanza d’albergo, il Cosmonaut Hotel.

 

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Luca Parmitano firma la porta della stanza del Cosmonaut Hotel prima della partenza

 

Sapevate che su 537 astronauti che hanno volato nello spazio ci sono soltanto  60 donne? Adrian ci svela i retroscena delle questioni di genere e purtroppo anche di razza, nello spazio.

VIDEO ADRIAN

Houston, abbiamo un problema”, durante la sua seconda attività extra veicolare (spacewalk) Luca Parmitano ha avuto un incidente gravissimo: il sistema di supporto alla vita che si trova nello scafandro (una macchina che genera l’atmosfera che elimina l’anidride carbonica e immette ossigeno, eliminando il surriscaldamento) è andato in avaria e anziché convogliare l’acqua per raffreddare il corpo, indispensabile in assenza di peso, ha iniziato a spruzzare quell’acqua nel casco.

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Lo scafandro di Parmitano: al suo interno un litro e mezzo di acqua

 

“Una situazione pericolosissima – spiega Parmitano – poiché il volume del casco è molto piccolo e l’acqua entrava ad una certa velocità riempendolo dall’alto verso il basso, mi ha coperto prima le orecchie, poi il naso, isolandomi sia dal mio compagno dell’attività extra veicolare che dalle comunicazioni. Inizialmente non si capiva la provenienza dell’acqua. L’allenamento sott’acqua, le centinaia di ore spese all’interno di uno scafandro ci permettono di conoscere molto bene la ISS, le sue dimensioni, le parti che si possono toccare senza danneggiare la stazione o la nostra tuta, e grazie a questa preparazione sono riuscito a trovare la strada per ritornare alla Stazione Spaziale. Avevo circa un litro e mezzo di acqua all’interno del casco. Non avevamo una procedura per un problema del genere, era impensabile, non si credeva neanche fosse possibile un’incidente di questo tipo. Una situazione di estremo pericolo, ma l’addestramento ti rende capace di pensare a velocemente a una soluzione e non al problema”.

“Da AstroLuca a Capitano Neemo”, lo speciale del Tg2000. Luca Parmitano, capitano della missione sottomarina Neemo della Nasa, ci parla dello studio della Terra e di come sulla terra ci si prepara al viaggio verso Marte

 

Lezione di Astrofisica con Letizia Davoli e Luca Parmitano a La classe programma condotto da Marco Presta